Dispositivi di protezione individuale, gli obblighi del datore


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Tra le responsabilità del datore di lavoro in materia di sicurezza rientra anche la fornitura dei dispositivi di protezione individuale (DPI) ai dipendenti che svolgono delle mansioni a rischio.

È utile comprendere cosa si intende nello specifico per DPI e quali strumenti, invece, non rientrano in questa categoria. Si intende per dispositivi di protezione individuale quella serie di strumenti necessari a proteggere l’incolumità del lavoratore che svolge una particolare mansione. L’impiego di questi strumenti permette al lavoratore di eliminare o ridurre quanto più possibile dei rischi per la propria sicurezza e salute. Di converso, non rientrano nella dicitura di DPI, in base a quanto stabilito dall’articolo 74 Titolo III, Capo II del Dlgs 81/08:

  • gli indumenti di lavoro, come ad esempio le uniformi;
  • gli strumenti del primo soccorso;
  • gli attrezzi presenti nei veicoli per il soccorso stradale.

L’uso dei DPI non è obbligatorio per tutti i lavoratori di un’azienda ma solo i lavoratori che sono esposti direttamente ad un pericolo sono tenuti per legge ad utilizzare gli strumenti necessari a proteggersi. Il compito del datore di lavoro è proprio quello di individuare il rischio e porre rimedio fornendo gli strumenti necessari. Così, seguendo le indicazioni fornite dall’articolo 77 del Testo Unico, il datore di lavoro sarà in grado di scegliere i DPI corretti seguendo quest’ordine:

  1. elaborazione della valutazione del rischio e riconoscimento del pericolo;
  2. individuazione dei DPI adatti, anche in considerazione della possibilità di rischi multipli o della presenza di nuovi pericoli. Ad es. la riduzione del rischio rumore con una cuffia può esporre il lavoratore ad ulteriori rischi se non è in grado di percepire dei segnali di allarme acustici.
  3. scelta e acquisto dei DPI;
  4. monitoraggio dello stato degli strumenti e quando necessario aggiornamento.

Il mancato impiego dei DPI può comportare per l’azienda una sanzione di oltre 1500 euro, motivo in più per far sì che il datore di lavoro sia consapevole dei rischi all’interno delle diverse unità produttive e che fornisca una corretta formazione al personale sull’uso e sulla manutenzione dei macchinari.

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