Rapporto annuale vigilanza 2015, verifica irregolarità


rapporto-annuale-vigilanzaFacendo seguito all’incontro dello scorso 11 febbraio, nel corso del quale la Commissione Centrale di Coordinamento delle attività di Vigilanza aveva anticipato i risultati delle ispezioni effettuate sul territorio nazionale da parte di personale incaricato dal Ministero, da INPS e da INAIL, è stato pubblicato ufficialmente il 3 marzo 2016 il Rapporto Annuale Vigilanza 2015.

Le verifiche sono state condotte con la finalità di evidenziare irregolarità nell’ambito della legislazione del lavoro, dell’evasione o del mancato versamento di premi contributivi e in materia di irregolarità tecniche sulla prevenzione e protezione nei luoghi di lavoro.

Un primo dato significativo che emerge dal Rapporto è riferito al numero totale di aziende ispezionate nel 2015, 145.697, numero che sale del 4% circa rispetto all’anno precedente e che, se visto anche in rapporto al fisiologico calo del numero degli ispettori disponibili sul territorio, assume ancora maggiore rilevanza.

La mappatura delle aziende da ispezionare è stata pianificata nel corso dell’anno dalle direzioni territoriali, con l’obiettivo di individuare e di segnalare alla direzione centrale quei fenomeni di illeciti di maggiore rilevanza a livello locale, orientando l’azione ispettiva con criteri di selezione rispetto a situazioni patologiche note con lo scopo di eradicare infrazioni presenti in zone geografiche particolarmente soggette al rischio e in specifici settori merceologici.

L’aumento delle ispezioni a livello regionale riguarda rispettivamente le regioni Basilicata (+65%), Molise (+27%), Calabria (+22%) e Toscana (+18%), mentre i settori merceologici in cui sono stati eseguiti il maggior numero di accertamenti, rispetto all’anno precedente, risultano quello merceologico (29,43%), quello del commercio (16,94%), dei servizi di alloggio e ristorazione (15,39%) e delle attività manifatturiere (10,8%).

In linea con il trend di crescita degli ultimi anni, proporzionalmente alla forza lavoro impiegata, si registra un aumento complessivo delle irregolarità riscontrate rispetto al 2014 (nel 66% delle aziende oggetto di accertamento sono state evidenziate forme più o meno gravi di irregolarità, rispetto al 64% dell’anno precedente). Facendo riferimento alle sole ispezioni condotte dal personale del Ministero, rivolte quindi a individuare illeciti in materia di legislazione del lavoro, si evidenzia un aumento del 7%. In questo ambito le attività con il maggior numero di infrazioni riscontrate, rispetto a quelle verificate, sono le seguenti: Trasporto e magazzinaggio (73%), Costruzioni (63%), Attività manifatturiere (62%) e Agricoltura/Pesca (54%).

Nel dettaglio, il numero di lavoratori irregolari risulta in lieve crescita con alcuni settori più coinvolti che si confermano anche per quest’anno essere quello dell’alloggio e ristorazione, dell’edilizia e quello manifatturiero. A questo proposito è importante sottolineare che, sebbene il numero complessivo dei lavoratori irregolari sia in crescita, quello dei lavoratori totalmente in nero e privi delle forme di tutela è in calo (35,5% rispetto al 42,5% del 2014); questo dato viene in parte spiegato con l’azzeramento dei costi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato che ha probabilmente inciso sulla convenienza di ricorrere a contratti irregolari. In termini di dati assoluti le regioni in cui sono stati riscontati il maggior numero di lavoratori irregolari sono la Lombardia, la Campania, la Puglia e la Toscana.

Le verifiche del Ministero si sono concentrate, attraverso l’istituzione di speciali Task Forces nel periodo estivo, a contrastare il fenomeno particolarmente diffuso nel settore agricolo, noto come caporalato (reato attribuibile a chi, svolgendo un’attività organizzata di intermediazione nel lavoro, recluti manodopera od organizzi l’attività dei lavoratori attraverso il loro sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, approfittando del loro stato di bisogno o di necessità – Codice penale articolo 603-bis).

Particolarmente significativo è il dato che emerge dai controlli finalizzati a individuare fenomeni di stipulazione fittizia di forme contrattuali flessibili o atipiche, che ha portato a riqualificare le forme contrattuali di 9.439 lavoratori, con una netta prevalenza nel settore della Sanità e assistenza sociale, in cui si registra una presenza media di questo tipo di illecito per pratica consolidata che supera il 90%.

In linea con la programmazione di inizio anno, sono stati condotti accertamenti rivolti al controllo sulle attività delle cooperative, con particolare riferimento all’elusione dei versamenti e alla mancata iscrizione ad associazioni di categoria; su un totale di 3622 attività controllate sono state elevate sanzioni nel 50% dei casi circa, con un recupero di contributi e premi evasi pari a circa 48 milioni di euro.

Importante il dato sui lavoratori extracomunitari clandestini trovati al lavoro, che registra un deciso aumento del 68%, concentrati in particolare nel settore Industria e Manifatturiero e nel Terziario. Anche il dato sull’impiego dei lavoratori minorenni accertato è in lieve aumento rispetto al 2014 (circa del 9%), soprattutto nel terziario e con maggiore incidenza nelle regioni Lombardia, Basilicata e Puglia.

Il risultato complessivo delle ispezioni ministeriali condotte nel 2015 e mirate al contrasto del lavoro sommerso in ogni sua forma ha portato all’erogazione di 41.570 maxi sanzioni sul territorio nazionale, con un lieve aumento del 1,31% rispetto al 2014.

Anche per quanto riguarda le ispezioni condotte in materia di vigilanza tecnica sugli aspetti relativi alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, i dati indicano un leggero incremento delle violazioni riscontate (32.392 violazioni prevenzionistiche) +1% rispetto al 2014; mentre le verifiche condotte da personale INPS e INAIL in merito all’evasione di premi e al mancato versamento di contributi, il numero delle realtà ispezionate è rimasto sostanzialmente invariato, consentendo un recupero di circa 1.1 miliardi di euro relativo ai contributi sociali non corrisposti e di 81 milioni di euro di mancati premi versati.

Info: rapporto vigilanza 2015

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