Rischio atti di violenza a danno degli operatori sanitari


Cosa sono gli atti di violenza verso gli operatori sanitari? E’ un rischio concreto che può mettere a repentaglio la salute, la sicurezza o il benessere dell’individuo.

Insulti, minacce e qualsiasi forma di aggressione fisica o psicologica praticate sul lavoro da parte di soggetti esterni all’organizzazione e dai pazienti. La Regione lazio, ultimamente, ha predisposto un apposito documento di indirizzo.

Anche il rischio di subire violenza nel posto di lavoro va valutato nella Valutazione dei rischi per adottare efficacemente misure di prevenzione e protezione.
E’ un fattore di rischio esterno che può essere presente sia nell’ambiente di lavoro sia nella specifica mansione ricoperta ed è legato all’imprevedibilità degli individui.

Il Rischio Presente

Operatori che presentano un rischio considerevole, non trascurabile, di subire uno o più atti di violenza durante l’attività lavorativa.
Ad oggi non è ipotizzabile la formulazione di un protocollo di sorveglianza sanitaria specifico.

MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE PER GARANTIRE I LIVELLI DI SICUREZZA

Il Datore di Lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e psichica dei prestatori di lavoro (art. 2087 cod. civ.).
Il Testo Unico richiama e descrive tale principio prevedendo l’osservanza delle misure di prevenzione e sicurezza dei lavoratori, in relazione alla valutazione dei rischi emersi.

Il Rischio di atti di violenza a danno degli operatori sanitari

Le conseguenze degli atti di violenza possono essere: inabilità permanente o inabilità temporanea, trauma psicologico a breve e lungo termine, stress da lavoro correlato.

Questo tipo di rischio è presente per tutti gli operatori sanitari / socio sanitari

La valutazione del rischio e la prevenzione

Il DL dovrà attuare il “documento di indirizzo sulla prevenzione e la gestione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari” legiferato nella Regione Lazio ad Ottobre 2018 con DD 13505/2018.

  • Il datore di lavoro dovrà istituire, se non già presente, il “gruppo di lavoro interdisciplinare” per avviare l’elaborazione/revisione del “programma di prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari”.
  • Il datore di lavoro dovrà elaborare/revisionare specifiche procedure per l’implementazione della raccomandazione ministeriale n°8 sulla base del nuovo “documento di indirizzo sulla prevenzione e la gestione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari” emesso dalla regione Lazio ad Ottobre 2018
  • Il PPV deve contenere obiettivi chiari, essere adatto alle dimensioni e alla complessità dell’organizzazione ed essere adattabile a specifiche situazioni
  • I lavoratori dovranno essere correttamente formati e informati sul rischio legato ad atti di violenza a danno degli operatori sanitari. Le iniziative formative dovranno privilegiare metodologie didattiche interattive con prove pratiche e simulazioni. La formazione andrebbe ripetuta con cadenza annuale.
  • Il DL dovrà evitare che gli operatori lavorino isolati e, in casi particolari come ad esempio con soggetti con patologie psichiatriche, definire procedure di lavoro che prevedano la presenza di altri operatori a contatto visivo, uditivo o, se necessario, fisico, nell’ambiente dove e nel momento in cui l’operatore dovrà interagire con questi soggetti.
  • Il personale aggredito deve essere valutato psicologicamente indipendentemente dalla gravità dell’episodio
  • Adottare un specifico modulo di “Segnalazione Aggressioni”.

 


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