Stress lavoro-correlato, l’Europa paga un conto salato


Per gestire lo stress lavoro-correlato, l’Europa paga un costo molto elevato. Nello specifico, almeno 20 miliardi l’anno. È questo quanto risulta da un’indagine condotta dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), nell’ambito della sua campagna biennale “Ambienti di lavoro sani e sicuri“.

Tutelare il lavoratore dai rischi alla sua salute generati dallo stress lavoro-correlato ha, quindi, un costo molto salato. Ma potrebbe essere ancora più salato nel caso in cui non si intervenisse con le misure adeguate. Infatti, uno studio condotto nel 2013 grazie a un finanziamento dell’Unione Europea ha analizzato il legame che c’è tra stress lavoro-correlato e depressione e ha concluso che la spesa per curare la depressione dovuta al lavoro è di circa 617 miliardi di euro l’anno.

Quasi 1 lavoratore europeo su 2 dichiara che il lavoro genera inevitabilmente stress causando, oltre alla depressione, una serie di disturbi che vanno ad agire direttamente sul fisico come quelli legati al cuore o alle ossa.

Il Decreto Legislativo 81/08, definito anche Testo Unico Sicurezza, affronta il problema legato allo stress lavoro-correlato considerandolo come oggetto della valutazione dei rischi. Nel dettaglio, l’articolo 28 del citato Decreto, al punto 1-bis stabilisce che “la valutazione dello stress lavoro-correlato di cui al comma 1 è effettuata nel rispetto delle indicazioni di cui all’articolo 6, comma 8, lettera m-quarter, e il relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in diffetto di tale elaborazione, a fare data dal 1° agosto 2010“.

Lo stress lavoro-correlato è oggetto di analisi da parte del medico competente che attua la sorveglianza sanitaria e definisce il livello di rischio a cui è sottoposto il lavoratore che potrebbe accusare questo disturbo.

 


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