La gestione del fumo di tabacco in azienda


fumo-in-aziendaAll’interno del già citato programma Studio dei comportamenti a rischio dei lavoratori (tabagismo, scorretta alimentazione e scarsa attività fisica) e promozione di stili di vita salutari come contributo al miglioramento personale e sul lavoro, e in recepimento alle direttive Europee in materia di lotta contro il fumo, è stata elaborata da Inail una guida informativa rivolta alle aziende con l’obiettivo di promuovere la campagna di sensibilizzazione della popolazione nei confronti del problema e di fornire valide indicazioni ai datori di lavoro che intendono affrontarlo.

L’invito della Comunità Europea e dell’OMS è quello di sviluppare una serie di iniziative all’interno delle aziende che non siano rivolte esclusivamente all’applicazione del divieto di fumare, ma che promuovano azioni a sostegno della dissuasione mediante interventi costanti di formazione e informazione ai lavoratori. L’opuscolo pubblicato da Inail “La gestione del fumo di tabacco in azienda” si inserisce all’interno di questo programma ed offre suggerimenti e linee guida operative a datori di lavoro, medici competenti e Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione, rivolte al rispetto della conformità legislativa e alla promozione di comportamenti dissuasivi.

Il manuale, risultato di una ricerca rivolta a illustrare gli aspetti sanitari e gestionali del fumo di tabacco nei luoghi di lavoro, esordisce con una introduzione generica sui danni derivanti da assunzione di tabacco e sulla dipendenza da nicotina, elencando i diversi rischi per la salute legati ai vari modi di consumare il tabacco e confrontando tra di loro le differenze tra la pericolosità delle sigarette rispetto ai sigari e ad altri metodi di assunzione.

Si passa quindi, entrando nel merito degli obiettivi della guida, alle considerazioni sulle modalità di interazione tra tabacco ed eventuali sostanze presenti nei luoghi di lavoro e alle patologie correlate alla contemporanea esposizione, evidenziando le abitudini dei lavoratori al fumo e gli effetti negativi del fumo passivo negli ambienti di lavoro.

L’applicazione dell’art. 51 della legge 3/2003 impone il divieto di fumo nei luoghi di lavoro e introduce la facoltà di predisporre opportuni spazi confinati all’interno delle aziende in cui sia consentito fumare; un intero capitolo della guida è destinato alla descrizione dei requisiti di questi spazi, in termini di dimensioni, ricambi d’aria, ubicazione ed opportuna segnaletica informativa; l’impostazione è molto tecnica e fornisce un quadro completo delle caratteristiche degli spazi per fumatori, con la precisazione doverosa che “tali locali, la cui istituzione è facoltativa, sono stati tuttavia previsti con l’unico fine di evitare la contaminazione dell’ambiente esterno da parte del fumo e non sembrerebbero in grado di eliminare completamente le sostanze nocive (chimiche e cancerogene) presenti nel fumo di tabacco, con conseguente esposizione di chi è obbligato a lavorarvi.”

La politica dell’azienda in materia può limitarsi alla sola imposizione del divieto o può spingersi alla promozione di un percorso della salute rivolto ai fumatori attivi e ai lavoratori esposti al fumo passivo; in questo secondo caso i vantaggi derivanti dalla diminuzione del fenomeno sono facilmente intuibili sia a livello individuale (miglioramento dello stato di salute), che aziendale (aumento della produttività, miglioramento dell’immagine dell’azienda, diminuzione dei conflitti e delle spese).

I ruoli preposti allo sviluppo del programma (medico competente, RSPP e datore di lavoro) possono avvalersi di diversi strumenti ed iniziative, suggerite all’interno dell’opuscolo, che partono da una valutazione della situazione di partenza e si articolano su una serie di iniziative tra le quali anche, per esempio, l’offerta di programmi di sostegno per chi vuole smettere di fumare.

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